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Pubblichiamo volentieri un contributo che ci regala Renato d’Urtica sulla tradizioni biellesi

In questi giorni in cui viviamo una sorta di tempo sospeso, limitati e costretti negli spazi delle nostre case, distanti gli uni dagli altri e impegnati a riconsiderare diversamente il tempo del vivere, si sono ripresentati alcuni suoni che non udivamo più, se non distrattamente e quasi senza rendercene conto.
Quanti di noi, al suono delle campane nel silenzio irreale che circonda ogni cosa, si sono soffermati ad ascoltarne la voce e stanno ricominciando – davvero – a sentirle?
Da sempre le campane adempiono a numerose funzioni per le comunità umane: segnalazione del trascorrere del tempo, invito a funzioni religiose ed eventi civici, richiamo al soccorso, avviso dell’avvicinarsi di perturbazioni naturali, allontanamento ed esorcizzazione di influenze maligne. Ma non bisogna dimenticare che le campane sono anche strumenti per fare musica e sono dotate di un repertorio musicale ricco e variato.
Esse fanno parte del patrimonio culturale tradizionale di ogni territorio ed anche nel Biellese sono numerose le notizie riferite alle campane, al loro suono ed utilizzo nelle diverse circostanze della vita quotidiana.

#frammentiditrad 05 - Le campane nel biellese  1/2

Riguardo alla voce delle campane, si riteneva che quelle della parrocchia di San Nicola al Vernato dicessero: din, din, din, dan, ravisce e pan, ravisce e pan”. Le campane della confraternita della S. Trinità di Pollone dicevano. “din e doe, din e doe, din e doe, castagne croe, castagne croe, castagne croe!”, mentre quelle della parrocchiale cantavano “din e dun, din e dun, rost e capun e vin bun!”
Le campane a festa che si udivano a Torrazzo le sere della novena di Natale annunciavano l’abbondanza: a Natale infatti si mangiava il pane fresco e il suono delle campane era chiamato “alegrìa dai micchi”.
D’altronde le campane erano utilizzate anche come previsione del tempo. Ciò accadeva quasi ovunque nei paesi del Biellese, come risulta da numerose credenze popolari: ad esempio, a Cereje si diceva che se si sentivano distintamente le campane di Portula di lì a poco avrebbe iniziato a piovere, mentre se si sentivano quelle di Croce Mosso il tempo sarebbe stato buono.
Tra le molte funzioni di protezione della comunità, occorre ricordare che il suono delle campane si riteneva avesse il potere di allontanare la tempesta. Infatti si pensava che il diavolo in persona suscitasse la grandine per vessare i poveri cristiani e per questo motivo era usanza, in caso di violenti temporali estivi, far suonare a distesa le campane del paese che avevano il potere di scacciare i demoni. Ma non sempre si riusciva nell’intento.
A Mongrando San Lorenzo esiste un curioso aneddoto a proposito di un parroco molto amato dei suoi parrocchiani, che venne colto da un temporale mentre era a fare legna nel bosco. Presto iniziò una furiosa grandinata con chicchi grossi come uova. Il sacrestano del paese non smetteva di suonare e suonare e suonare ma senza alcun risultato. Mentre stava per perdersi d’animo vide il parroco arrivare di corsa con un sacco in testa, bagnato fradicio. Giunto davanti alla chiesa si tolse uno scarpone e lo lanciò irosamente contro il portone della chiesa, gridando un’invocazione. Come d’incanto la grandine cessò e in un attimo uscì il sole.

Informazioni tratte da:
R. Minozzo – Campane e campanari nel Biellese – Ed. Leone e Griffa, 1994.
L. Gibelli – Dnans ch’a fassa neuit – Ed. Priuli e Verlucca, 1999.
M. Di Gennaro – I suoni del tempo – Ed. Tipografia Baima Ronchetti & C., 2019.
D. Lebole – Storia della Pieve Biellese – Ed. Unione Biellese, 1971.

#frammentiditrad 03 - musica biellese
(Luciano Conforti suona una ghironda del liutaio Sergio Verna)
Scottish n. 20
Un brano del 1908 tratto dal libretto della banda di Occhieppo Superiore e riproposta anche nel CD di ricerca "Busiard chi l'ha contalo". del gruppo QUINTA RUA. 

#frammentiditrad 04 - Musica ricilona :D
(Guido Antoniotti suona strumenti riciclati)
Progetto Arsumà

Guido Antoniotti, musicista e liutaio "atipico" suona due dei suoi strumenti: il primo costruito con una stampella ed il secondo con uno skateboard.

Guido propone la scoperta di questi strumenti nel progetto "Arsumà" in cui, come nel tipico zabaglione rustico biellese che veniva consumato dagli uomini nei campi e negli alpeggi, la musica degli oggetti si mescola con quella degli strumenti tradizionali...

#frammentiditrad 02 - varda giù 'n cula pianura
(un po' di noi alla Piana del Ponte, 2016)

Un canto operaio delle valli biellesi


è un canto sociale già documentato durante la lotta operaia per le dieci ore iniziata a Valle Mosso il 26 settembre 1897 quando entrarono in sciopero 800 tessitori con oltre 1000 operai e che venne cantata da noi fino agli anni della prima guerra mondiale.

Il gruppo Quinta Rua ha riproposto questo canto anche nel progetto "Vuoti a perdere" di Riccardo Poma.

#frammentiditrad 01 - hoc erat in votis  Ugo Antoniotti
(Manuele Cecconello, video - Alex  Gariazzo, chitarra -Guido Antoniotti scacciapensieri, effetti sonori)
alla scoperta di "nonno Ugo", un personaggio biellese. Di seguito le parole del figlio Guido

Mio padre, la sua baita, il suo faggio.

Ha vissuto quasi 40 anni da solo su in baita, era sceso in paese ad 88 anni ed è morto a 91. Era una persona molto interessante, le scuole salivano da lui per farsi raccontare della valle e di tutte le tradizioni e usanze (lavoro, cucina, ecc.) La poesia letta alla fine del video l'ha scritta lui e fu tradotta (durante un campo estivo) in giapponese, arabo e ebraico.

Un bel tipo e mi manca, aveva le mani d'oro, sapeva fare di tutto, casa nostra l'abbiamo costruita con lui"

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